sabato 29 giugno 2013

Accatastamento tardivo di edifici rurali, quando si rischia la multa

Accatastamento tardivo di edifici rurali, quando si rischia la multa

Previste sanzioni solo per i fabbricati che al 30 novembre 2012 avevano ancora i requisiti di ruralità

 

27/06/2013 - Le sanzioni per il tardivo accatastamento dei fabbricati rurali valgono solo per gli edifici che, al momento della scadenza del termine del 30 novembre 2012, erano ancora in possesso dei requisiti di ruralità. Il chiarimento è arrivato con una circolare della Direzione centrale Catasto e cartografie dell’Agenzia del Territorio su richiesta del Consiglio nazionale dei geometri.
Accatastamento tardivo di edifici rurali, quando si rischia la multa

 Come spiegato dall’Agenzia del Territorio, in base al DL 201/2011 (Manovra Salva Italia), il termine per accatastare i fabbricati rurali al catasto edilizio urbano è scaduto il 30 novembre 2012. Le pratiche presentate in data successiva devono quindi essere sanzionate.
 Dato che alcuni uffici territoriali dell’Agenzia del Territorio hanno applicato le stesse sanzioni anche per gli accatastamenti tardivi dei fabbricati ex rurali o che avevano perso il requisito di ruralità prima del 30 novembre 2012, il Consiglio nazionale dei geometri ha richiesto un chiarimento ufficiale.
La Direzione centrale Catasto e cartografia ha affermato che le sanzioni per le dichiarazioni tardive vanno applicate ai fabbricati rurali che al 30 novembre 2012 risultavano ancora in possesso dei loro requisiti ed iscritti al Catasto terreni. Al contrario, spiega la Direzione centrale Catasto e cartografia, le sanzioni non valgono per gli edifici ex rurali o che hanno perso i requisiti di ruralità prima del 30 novembre 2012.
Per chiarire meglio la situazione, l’Agenzia del Territorio ha quindi ribadito che i fabbricati rurali in possesso del requisito di ruralità dovevano essere accatastati entro il 30 novembre 2012, come previsto dalla Manovra Salva Italia. Diversamente, i fabbricati ex rurali sono sempre accatastabili entro trenta giorni o dopo cinque anni dal momento in cui perdono i requisiti di ruralità.
Fonte : Edilportale.com

Entrate e Territorio, online il portale unico

Entrate e Territorio, online il portale unico

Accesso immediato all'Omi e a Sister, a disposizione dei cittadini una vasta gamma di servizi fiscali e territoriali




20/06/2013 - È online il portale unificato dell'Agenzia delle Entrate e dell'Agenzia del Territorio.
Entrate e Territorio, online il portale unico

Consultando il sito www.agenziaentrate.it il cittadino può accedere ad una vasta gamma di servizi online sia fiscali che territoriali, come il calcolo del bollo, la compilazione e l’invio delle dichiarazioni e l’aggiornamento dei dati immobiliari.

Tutti i servizi legati alle attività e alle competenze dell’ex-Agenzia delle Territorio sono stati raggruppati ed etichettati come “catastali e ipotecari” in modo da renderne più facile, immediata e visibile la ricerca. In particolare:
- le informazioni sui servizi sono state collocate all’interno del menu “Cosa devi fare”, in due specifiche sezioni: “Consultare dati catastali e ipotecari” e “Aggiornare dati catastali e ipotecari”;
- i software e i modelli sono stati inseriti nel menù “Strumenti” nelle sezioni “Software catastali e ipotecari” e “Modelli catastali e ipotecari”.

Dalla home page, inoltre, è possibile accedere immediatamente all’Omi, l’Osservatorio del mercato immobiliare per la consultazione delle quotazioni immobiliari, dei valori agricoli medi e dei volumi di compravendita e a Sister, la piattaforma telematica che permette la consultazione e l’aggiornamento delle banche dati catastale e ipotecaria.

L’integrazione dei due siti istituzionali è avvenuta secondo le previsioni di “spending review” del DL 95/2012, convertito in seguito nella Legge 135/2012 (leggi tutto). Il nuovo portale è la sintesi di un progetto di revisione dei servizi per cittadini finalizzato a garantire non solo risparmi di spesa, ma anche minor tempo nella ricerca delle informazioni.

Fonte : Edilportale.com

Catasto, torna in campo l’ipotesi di sostituire i vani con i metri quadri

Catasto, torna in campo l’ipotesi di sostituire i vani con i metri quadri

All’esame della Camera due disegni di legge per la riforma del sistema fiscale degli immobili

 

28/06/2013 - Revisione del catasto per correggere le sperequazioni tributarie prodotte dalle rendite. Sono stati assegnati alla Commissione Finanze della Camera due disegni di legge che, sulla scia di quanto intrapreso dal Governo Monti, delegano l’Esecutivo ad intraprendere una riforma complessiva del sistema fiscale.
Catasto, torna in campo l’ipotesi di sostituire i vani con i metri quadri


Come si legge nelle introduzioni del primo e del secondoddl, la riforma del Catasto richiederà qualche anno per il suo completamento, ma non dovrà comportare aumenti del carico fiscale sui fabbricati. Le maggiori rendite dovranno essere compensate dalla riduzione delle aliquote. Per quanto riguarda il pagamento dell’IMU si dovrà inoltre tenere conto delle condizioni socioeconomiche, dell’ampiezza e della composizione del nucleo familiare.

La riforma si basa su un nuovo sistema di valutazione e misurazione delle unità immobiliari, ma anche su una diversa determinazione del loro valore, che si baserà sulla superficie in metri quadrati anziché sul numero di vani.

Il valore patrimoniale medio ordinario degli immobili a destinazione catastale ordinaria avrà il metro quadrato come unità di consistenza. Saranno poi predisposte funzioni statistiche in grado di esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie.

Nelle unità immobiliari a destinazione catastale speciale, si procederà alla stima diretta, con l’applicazione di metodi standardizzati e di parametri di consistenza specifici per ciascuna destinazione catastale. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento diretto ai valori di mercato, si userà il criterio del costo per gli immobili a carattere prevalentemente strumentale e il criterio reddituale per gli immobili per i quali la redditività costituisce l’aspetto prevalente.

Per le unità immobiliari di interesse storico e artisticobisognerà considerare i particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione, nonché i  vincoli legislativi gravanti su destinazione, utilizzo, circolazione e restauro.

Nelle unità immobiliari colpite da eventi sismici o calamitosi, il processo estimativo terrà conto delle condizioni di inagibilità.

Per determinare la rendita media ordinaria si farà riferimento a funzioni statistiche atte ad esprimere la relazione tra i redditi da locazione medi, la localizzazione e le caratteristiche edilizie degli immobili. In mancanza di un consolidato mercato delle locazioni, ai valori patrimoniali saranno applicati specifici saggi di redditività.

Sia per i valori patrimoniali che per le rendite sono previsti meccanismi di adeguamento periodico in grado di rispondere al cambiamento delle condizioni del mercato di riferimento.

Per allineare maggiormente il livello delle imposte alle condizioni reali degli immobili saranno poi definiti gli ambiti territoriali del mercato immobiliare di riferimento e verranno rideterminare le definizioni delle destinazioni d’uso catastali ordinarie e speciali perché si dovrà tenere conto delle mutate condizioni economiche e sociali e delle conseguenti diverse utilizzazioni degli immobili.

Nel processo di revisione è previsto inoltre il coinvolgimento dei Comuni in modo da individuare gli immobili ancora non censiti e assoggettarli a tassazione.

Dopo l’attribuzione delle rendite, i contribuenti potranno chiederne la rettifica e la risposta dovrà essere fornita entro 60 giorni dalla presentazione delle istanze.

Ricordiamo che  i tentativi di modifiche alla disciplina che regola il funzionamento del Catasto hanno avuto un iter travagliato. Il dpcm 14 giugno 2007 ha decentrato le funzioni catastali ai comuni. Nel 2008, però, convalidando una sentenza del Tar Lazio, il Consiglio di Stato ha negato che i Comuni potessero riclassare gli immobili, salvo poi tornare sui propri passi annullando la pronuncia del Tar Lazio (leggi tutto).

Successivamente,  la riforma del Catasto è stata annunciata alla fine del 2011, proponendo tra le novità di maggior impatto il passaggio dal sistema per categorie e classi a uno che tenesse conto della localizzazione e delle caratteristiche edilizie dell’immobile, ma anche la sostituzione del criterio del numero di vani con quello dei metri quadri (Leggi Tutto).

Le proposte sono confluite nella Delega Fiscale in base alla quale il Governo Monti doveva allineare i valori delle rendite a quelli di mercato, cancellando le sperequazioni esistenti  nelle imposte sugli immobili. A causa della caduta del Governo, la norma non ha mai visto la luce, ma i contenuti sono stati ripresi all’inizio della nuova legislatura.
Fonte : Edilportale.com

studenti universitari, come ottenere la detrazione su tasse e alloggio

studenti universitari, come ottenere la detrazione su tasse e alloggio

venerdì, 28 giugno, 2013
foto: university of exeter (flickr.com cc)
foto: university of exeter (flickr.com cc)
mandare i propri figli all'università, specie se fuori sede, è una bella spesa, ma per lo meno si può approfittare di alcuni sgravi fiscali. esistono poi gli studenti lavoratori e anche per loro, se hanno un reddito minimo e sono indipendenti dai genitori, esistono vantaggi fiscali. ecco quali sono e come richiederli
chi ne usufruisce
se lo studente lavora e percepisce un reddito superiore a 2.840,51 euro l'anno non è più fiscalmente a carico dei genitori e quindi potrà fruire in prima persona delle detrazioni. se lo studente invece non è percettore di un reddito imponibile ai fini irpef, ed è quindi a carico dei genitori, la detrazione fiscale del 19% può essere richiesta dal genitore contribuente
studenti fuori sede: detrazione spese affitto
è possibile fruire di una detrazione fiscale per le spese sostenute dagli studenti universitari fuori sede, essendo però necessaria una distanza di almento 100 chilometri dal comune di residenza. oltre alla distanza è inoltre obbligatorio che la sede dell'università sia in una provincia diversa da quella di residenza.  la detrazione è del 19%, fino a un massimo di spesa 2.633 euro. ovviamente è necessario avere un regolare contratto di locazione o un contratto di ospitalità di enti per il diritto allo studio o collegi universitari legalmente riconosciuti
il subaffitto
l'ipotesi del subaffitto cancella immediatamente ogni diritto alla detrazione
come si dichiara nel 730
le spese per l'affitto si indicano nei righi e17, e18 e e19 – altre spese. in questi righi bisogna indicare le spese, contraddistinte dai codici da 17 a 34, per le quali spetta la detrazione d’imposta. il codice relativo alle spese per gli studenti fuori sede è il numero 18.
detrazione del 19% per altre spese di istruzione
in questo caso riguardano sia gli studenti fuori sede che quelli che studiano nella propria provincia di residenza. anche le somme versate su tasse e contributi pagati per l'università, infatti, possono essere detratte dall'irpef nella misura del 19%. tra i contributi che è possibile portare in detrazione c'è anche quello per la partecipazione al test di amminissione alla facoltà alla quale lo studente intende iscriversi
tetti di spesa
per le università pubbliche non sono previsti limiti di spesa, mentre il tetto entro cui calcolare lo sconto per i corsi universitari privati è rappresentato dalla misura massima delle tasse e dei contributi versati agli istituti statali italiani, indipendentemente da riduzioni o facilitazioni legate all'isee
università telematiche e conservatori
sono agevolate anche l'iscrizione e la frequenza di università telematiche, purché riconosciute con decreto dal miur e di conservatori musicali. per questi ultimi, le spese per l'iscrizione ai nuovi corsi istituiti ai sensi del dpr 212/2005 presso i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati, sono equiparate a quelle per l'iscrizione ai corsi universitari, mentre le spese d'iscrizione ai corsi di formazione relativi al precedente ordinamento sono equiparate a quelle sostenute per la formazione scolastica secondaria. sono esclusi invece gli istituti musicali privati
come si indica nella dichiarazione
la detrazione del 19% delle spese legate alle tasse universitarie è da dichiarare nel modello 730 2013 al rigo e13 – spese di istruzione del quadro e – oneri e spese

unione bancaria, chi rischia il prelievo forzoso sul conto corrente se le cose si mettono male

unione bancaria, chi rischia il prelievo forzoso sul conto corrente se le cose si mettono male

venerdì, 28 giugno, 2013 
unione bancaria, chi rischia il prelievo forzoso sul conto corrente se le cose si mettono male
ricordate la vicenda di cipro? per far fronte all'enorme debito accumulato dal settore bancario e salvare le finanze pubbliche, fu effettuato un prelievo forzoso sui conti correnti. questo meccanismo è adesso uno dei pilastri fondamentali dell'unione bancaria europea, il cui primo embrione è stato approvato dall'ecofin. ecco chi rischia di perdere i soldi nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare
gli elementi in gioco sono questi: il debito pubblico, il debito delle banche, il nuovo meccanismo di fondo salva stati, l'esm. i precedenti sono noti
bail out (irlanda, portogallo, grecia): la troika (unione europea, fmi e bce) salvano i paesi, imponendo a cambio un forte piano di austerità e il commissariamento di fatto delle loro politiche economiche. gli aiuti pesano su deficit e debito. nel caso dell'irlanda i problemi vengono dal settore bancario, che riesce a trasformare in pubblici i guai privati, con la motivazione che "non si possono far fallire le banche"
bail out parziale (spagna): unione europea e bce salvano le banche iberiche con 40 miliardi di euro. in questo modo evitano il fallimento del paese e gli aiuti non pesano direttamente sul deficit, anche se in modo indiretto contribuiscono ad aggravarlo
- bail in (cipro): la troika interviene sui conti pubblici con un prestito senza il quale il paese farebbe defaulta, esigendo però al governo di applicare un prelievo forzoso ai conti correnti superiori a 100.000 euro. in pratica, il salvataggio ve lo pagate da soli perché i cittadini del nord europa sono stanchi di coprire i buchi degli altri
questa settimana l'ecofin ha approvato ufficialmente l'avvio dell'unione bancaria tra i soci della moneta unica. tra le varie clausole che contengono gli accordi c'è l'istituzionalizzazione della terza via, ossia del bail in cipriota. i costi dei salvataggi li pagano, almeno in parte, i correntisti con dei risparmi superiori ai 100.000 euro
privati e imprese che hanno una liquidità maggiore di questa cifra non dormiranno adesso sonni tranquilli. uno degli effetti principali potrebbe essere lo spostamento del denaro in banche considerate più solide o laframmentazione in più conti correnti. naturalmente chi può da tempo ha tutto in svizzera

il grande fratello del fisco verificherà le tasse pagate sugli immobili

venerdì, 28 giugno, 2013

Fonte :  Ritratto di teamteam@idealista
il grande fratello del fisco verificherà le tasse pagate sugli immobili
i proprietari di case quest'anno saranno nel mirino del fisco. l'agenzia delle entrate ha infatti predisposto 800mila verifiche sul classamento degli immobili. lo scopo è quello di verificare se si pagano le tasse sulla giusta base imponibile. l'azione si aggiunge a quella dei comuni, che vogliono smascherare le seconde abitazioni che risultano prime case e chiedere gli arretrati di ici e imu
in attesa di una revisione completa degli estimi catastali, la tassazione sulla casa è strettamente legata all'attuale classe di appartenenza dell'immobile. classe sulla quale scatteranno gli accertamenti dell'agenzia
l'imposta sulla proprietà
l'imposta sulla proprietà (imu) si base sulla rendita catastale  indicata nell'atto di compravendita dell'immobile e reperibile presso la sede locale dell'agenzia delle entrate. la rendita che indica quanto renderebbe l'immobile se dato in affitto, deve essere rivalutata del 5% e poi moltiplicata per un coefficiente che dipende dalla classe di appartenenza dell'immobile. in particolare:
160, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale a e nelle categorie catastali c/2, c/6 e c/7, con esclusione della categoria catastale a/10; si tratta delle abitazioni e relative pertinenze
140, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale b (scuole, case di cura, ecc.) e nelle categorie catastali c/3, c/4 e c/5 (stabilimenti balneari, centri sportivi)
80, se si tratta di fabbricati classificati nelle categorie catastali a/10 e d/5; si tratta normalmente di uffici
65 (era 60 nel 2012), se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale d, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale d/5. opifici, capannoni industriali e immobili commerciali
55, se si tratta di fabbricati classificati nella categoria catastale c/1. negozi
135, terreni (agricoli e non)
110, terreni agricoli (coltivatori diretti o imprenditore agricolo professionale)
la rendita catastale moltiplicata per questo coefficiente rappresenta la base imponibile per il calcolo dell'imu. è a questa base imponibile che si applicano le aliquote decise dai comuni

Ue: più fondi per riqualificazione edilizia

Ue: più fondi per riqualificazione edilizia

venerdì 28 giugno 2013
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Commissario Oettinger esorta sindaci a rendere sostenibili gli edifici pubblici
Nel nuovo bilancio Ue per il periodo 2014-2020 “sono previsti più fondi per la riqualificazione energetica degli edifici”. Lo ha spiegato martedì il commissario europeo all’energia, Gunther Oettinger, chiudendo la riunione del Patto dei sindaci all’Europarlamento. “Gli edifici già esistenti sono responsabili del 40% dei consumi di energia e del 20% delle emissioni di CO2 e, senza puntare sugli edifici, i nuovi obiettivi vincolanti dell’Ue post 2020 non saranno realizzabili,” ha aggiunto, ricordando che la Commissione Ue è al lavoro sui nuovi target per il 2030 relativi al taglio della CO2, all’efficienza energetica e alle rinnovabili.
Lo sforzo per rendere gli edifici sostenibili “spetterà in gran parte a voi nei prossimi sette anni,” ha aggiunto Oettinger, rivolgendosi ai sindaci europei. “Con un ritmo dell’1% l’anno finiremo fra 70 anni, per questo vi chiederò dirisanare almeno il 3% degli edifici pubblici anno dopo anno, incluse scuole, ospedali, università e municipi, dando un’impronta al mercato e un esempio al privato”.

venerdì 28 giugno 2013

La detrazione del 50% sarà estesa agli elettrodomestici da incasso

La detrazione del 50% sarà estesa agli elettrodomestici da incasso

Emendamento del Senato: accederanno al ‘bonus mobili’ anche gli elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+



28/06/2013 - La detrazione fiscale del 50% sulle spese per l’acquisto di mobili nell’ambito delle ristrutturazioni si applicherà anche agli elettrodomestici da incasso.
La detrazione del 50% sarà estesa agli elettrodomestici da incasso


Lo prevede un emendamento approvato dalle Commissioni Finanze e Industria del Senato, nel corso dell’esame del ddl di conversione del DL 63/2013 che ha prorogato le detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni e del 65% per la riqualificazione energetica.

L’emendamento propone di estendere il beneficio fiscale, il cosiddetto 'bonus mobili', agli elettrodomestici da incasso di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) e alle apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica. Quindi, salvo ulteriori modifiche, rientreranno nel ‘bonus mobili’ anche forni, lavastoviglie e frigoriferi da incasso acquistati per arredare un immobile ristrutturato.

Ricordiamo, infatti, che il DL 63/2013, all’articolo 16, comma 2, prevede - per i contribuenti che fruiscono della detrazione del 50% sulle ristrutturazioni fino ad massimo di spesa di 96.000 euro, tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2013 - una detrazione del 50% per l’acquisto di mobilifinalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione delle spese per i mobili sarà calcolata su un ammontare massimo di 10.000 euro (max 5.000 euro di bonus) e dovrà essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. La procedura per la detrazione sarà la stessa della ristrutturazione: occorrerà effettuare i pagamenti con bonifico e conservare la documentazione per eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il bonus mobili si applica alle spese per l'acquisto di mobili sostenute tra il 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del DL 63/2013) e il 31 dicembre 2013, nell’ambito di una ristrutturazione edilizia, mentre la detrazione delle spese per gli elettrodomestici scatterà solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del DL 63/2013, che conterrà la modifica.

Il disegno di legge di conversione del DL 63/2013 approderà il 2 luglio in Aula al Senato e dovrà completare il suo iter entro il 6 agosto 2013, data di scadenza del Decreto-Legge.


Fonte : EilPortale.com

Esplosione di una caldaia in un edificio: l’installatore dovrà pagare il danno da perdita parentale

Esplosione di una caldaia in un edificio: l’installatore dovrà pagare il danno da perdita parentale

27/06/2013
Avv. Giuseppe Donato Nuzzo 
(Tribunale di Bologna, sezione III, sentenza 4 giugno 2013)


 
Va risarcito il danno da perdita del rapporto parentale ai congiunti della vittima del fatto illecito, anche se non consanguinei, ma soltanto affini e non conviventi con la vittima medesima. Infatti, la lesione di natura non patrimoniale può ben configurarsi, al di là di legami di sangue, a fronte di un rapporto stresso e intenso, come quello fra cognati, che, ai fini della liquidazione del danno, può essere assimilato a quello dei fratelli.
 
È questa la decisione adottata dal Tribunale di Bologna con la sentenza in commento, con la quale è stato accolta la richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali da perdita del rapporto parentale avanzata dal cognato e dalla moglie dello zio paterno della vittima, deceduta a causa delle esalazioni di gas sprigionatesi da una caldaia venduta e installata dal convenuto.
Optando per l’impostazione seguita dalla giurisprudenza più recente, il tribunale emiliano ha riconosciuto la risarcibilità del danno da perdita del rapporto parentale, individuando, nella fattispecie concreta, un rapporto di affinità tra gli attori e la vittima particolarmente intenso, continuo e duraturo nel tempo, la cui perdita costituisce un sicuro pregiudizio di natura non patrimoniale meritevole di tutela, anche in assenza di stabile convivenza degli istanti con la vittima.
 
Nozione di danno parentale - La giurisprudenza ha da tempo riconosciuto la risarcibilità del danno da perdita del rapporto parentale ex art. 2059 c.c., identificato nel vuoto rappresentato dal non potere più godere della presenza e del rapporto con cui è venuto meno e, perciò, nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla convivenza, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti (Cass. civ. n. 10707/2011).
 
Con particolare riferimento alla individuazione del rapporto parentale giuridicamente tutelabile, i giudici sono pressoché concordi nell’affermare che la morte di un congiunto, conseguente a fatto illecito, configura per i superstiti del nucleo familiare stretto un danno non patrimoniale diretto e ingiusto, costituente lesione di valori costituzionalmente protetti e di diritti umani inviolabili, perché la perdita dell’unità familiare è perdita di affetti e di solidarietà inerenti alla famiglia come società naturale (Cass. civ. n. 16716/2003).
 
Lesione dei rapporti parentali esterni al nucleo familiare - Muovendo da tali premesse, la giurisprudenza ha ritenuto che il danno da lesione del rapporto parentale per decesso non si presume nel caso in cui siano coinvolti parenti non stretti e, comunque, fuori dal nucleo familiare. In tali casi, ai fini della risarcibilità del danno, è necessaria la sussistenza di un rapporto di convivenza e/o di assidua frequentazione e, dunque, di relazioni particolarmente forti e approfondite. La relativa prova, ovviamente, è a carico del soggetto che si ritiene danneggiato, anche attraverso elementi indiziari e presuntivi che opportunamente valutati, possano determinare in senso favorevole il convincimento del giudice.
 
La convivenza non è indispensabile ai fini della risarcibilità del danno - La tesi appena riferita è ritenuta eccessivamente restrittiva dalla giurisprudenza più recente, la quale ha osservato che la comprovata e stabile convivenza non può costituire l’unico parametro per configurare una lesione giuridicamente rilevante e risarcibile del rapporto parentale per i soggetti al di fuori della cerchia familiare. Al contrario, in un mutato contesto sociale come quello odierno, sembra possibile prescindere dalla sussistenza di uno stabile rapporto di convivenza, legando la risarcibilità del danno lamentato ad una valutazione del caso concreto, con particolare riferimento all’atteggiarsi delle modalità di vita dei componenti della famiglia e dalla dimostrazione, anche in via presuntiva, dell’intensità della relazione esistente fra i congiunti e la vittima dell’illecito: (cfr. Trib. Roma, sentenza 07/03/2013).
 
Tale impostazione appare certamente condivisibile alla luce dei parametri comunitari e costituzionali, riconoscendo al giudice la giusta discrezionalità necessaria per la valutare, in base alla particolarità del caso concreto, l’intensità della relazione parentale che si afferma essere stata lesa dal fatto illecito e la violazione di diritto costituzionalmente garantiti meritevoli di risarcimento, in linea peraltro con i criteri elaborati dalle Sezioni Unite della Cassazione con le note “sentenze gemelle” del 2008.
 
La decisione del Tribunale di Bologna - La sentenza che si annota si colloca nel solco tracciato dalla giurisprudenza da ultimo richiamata, favorevole al riconoscimento del danno parentale anche laddove il pregiudizio riguardi rapporti di parentale ulteriori rispetto a quelli inerenti il nucleo familiare stretto e anche in assenza di convivenza, purché connotati da un grado di intensità tale da configurare la lesioni di diritti costituzionalmente garantiti.
 
Nel caso di specie, in particolare, il Tribunale di Bologna, superato ogni possibile dubbio circa la prova del nesso di causalità fra danno lamentato e comportamento illecito dell’installatore della caldaia, definisce in senso positivo la questione della sussistenza o meno, in concreto, di un rapporto parentale fra attori e vittima, tale da giustificare la risarcibilità del danno non patrimoniale lamentato, osservando che dalle risultanze probatorie “si ricavano inequivoci elementi comprovanti, nel loro complesso un rapporto di affinitàtra gli odierni istanti e la predetta de cuius, particolarmente intenso, continuo e duraturo nel tempo, la cui perdita costituisce un sicuro pregiudizio di natura non patrimoniale per gli attori”.
 
Decisivi in tale senso il fatto che la cognata e la moglie dello zio paterno abitassero vicino alla vittima e che uno di loro era stato nominato erede della parente. Circostanze concrete che, secondo il giudice di merito, configurano un rapporto parentale meritevole di tutela secondo i parametri anzidetti, anche se connotato da un legame di mera affinità e in assenza di una convivenza stabile tra vittima e danneggiati.
 
“Tale tipologia di danno non patrimoniale” si legge ancora nella sentenza “si ritiene che possa essere liquidato in via equitativa, utilizzando, in via analogica, le tabelle elaborate dal tribunale di Milano ed i parametri cd. “a forbice” ivi indicati, stante la sostanziale equiparabilità del rapporto di natura familiare dedotto in causa a quello intercorrente fra fratelli”

Fonte : condominioweb

Il Demanio chiama Unicredit per gli immobili in Piemonte

Il Demanio chiama Unicredit per gli immobili in Piemonte

Di Andrea Montanari


Il Demanio chiama <a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=UNICREDIT">Unicredit</a> per gli immobili in Piemonte
L'Agenzia del Demanio avvia il processo di vendita di gran parte degli immobili di proprietà sparsi sul territorio nazionale. Ma invece di indire una gara per la scelta dell'advisor che dovrà gestire il processo complessivo, la struttura guidata dal direttore generale Stefano Scalera ha deciso di frazionare il progetto su scala regionale e locale.

Così da pochi giorni si è chiuso il bando per la scelta della società alla quale affidare il servizio di supporto tecnico-economico finalizzato a delineare la miglior strategia di valorizzazione relativo alle proprietà immobiliari nella regione Piemonte. Ad aggiudicarsi la commessa è lo stato il tandem Nomisma, la società di consulenza bolognese fondata dall'ex premier Romano Prodi e Yard (ha superato la concorrenza di società quali Colliers International Re, Reag Advisors, Deloitte e Key To Real Estate) che poi hanno immediatamente chiamato quale advisor che si occuperà del progetto, Unicredit.

La banca milanese sarà quindi il financial advisor che dovrà determinare la miglior soluzione per la vendita di due blocchi di immobili. Il primo è rappresentato dalla storica ex Manifattura Tabacchi (in foto) di Corso Regio Parco a Torino e l'altro l'ex stabilimento Fiat sempre in città: per queste due proprietà la destinazione d'uso più probabile, come anche indicato nel disciplinare di gara del Demanio, è il social housing con particolare riferimento al settore universitario-studentesco.

L'altro pacchetto di immobili da vendere è invece rappresentato da sei immobili già utilizzati dalle Ferrovie dello Stato, una sede della Consap, lo società pubblica controllata dal ministero dell'Economia che opera nel settore della concessione di servizi assicurativi pubblici e, infine, il palazzo della Luce (ex sede Enel) di proprietà di Equitalia Nord, altro storico edifico nel cuore di Torino.

Dopo la gara per le proprietà in Piemonte, l'Agenzia del Demanio è pronta a partire con i bandi per gli immobili presenti sul territorio della regione Toscana e per quelli presenti nel comune di Bologna. La scelta effettuata da Nomisma e Yard di chiamare in causa Unicredit è legata al fatto che la banca guidata dall'ad Federico Ghizzoni ha una consolidata esperienza nel mattone visto che di recente ha svolto il ruolo di financial advisor per il ministero della Difesa, nell'ambito del progetto di valorizzazione delle caserme italiane, mentre per la Cassa Depositi e Prestiti ha elaborato la valutazione patrimoniale di Fintecna Immobiliare e, infine, per conto della Regione Piemonte ha fatto l'analisi preliminare sullo stato di salute e sul valore del portafoglio immobiliare.
Fonte : MilanoFinanza

Con la riforma del condominio ingiunzione più facile

Con la riforma del condominio ingiunzione più facile

  • 28 giugno 2013
di Edoardo Riccio
Con la riforma del condominio (legge 220/2012) sui pagamenti sono cambiate le regole non solo per i condomini, ma anche per i fornitori. Sino all'entrata in vigore della riforma (18 giugno scorso), i singoli condomini erano responsabili verso i terzi solo per la quota di loro competenza. Dal 18 giugno occorre invece fare distinzione tra opere di manutenzione straordinaria e innovazioni da una parte e, dall'altra, opere di manutenzione ordinaria.


Diversa è, invece, la questione per gli interventi di manutenzione ordinaria, che vengono svolti senza la preventiva autorizzazione dell'assemblea, la quale ha unicamente approvato il preventivo di spesa. L'amministratore, in questo caso, ha un certo margine discrezionale per la riscossione coattiva. Infatti, l'obbligo di agire (salvo dispensa da parte dell'assemblea) entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell'esercizio è riferito unicamente al rendiconto (consuntivo).
Per le prime, è obbligatorio costituire un fondo speciale di importo pari all'ammontare dei lavori. Alcuni interpretano la norma ritenendo che il denaro deve essere già stato tutto versato nelle casse condominiali ancor prima di procedere alla sottoscrizione del contratto di appalto. La costituzione del fondo diviene così condizione di rispondenza alla legge della determinazione assembleare. Anche il pagamento all'impresa in base allo stato di avanzamento lavori presuppone che l'amministratore sia già in possesso di tutto l'importo che corrisponderà all'appaltatore alle scadenze pattuite. Se questa fosse la corretta lettura della norma, non si pongono problemi per i pagamenti all'appaltatore in quanto i soldi ci devono già essere tutti. Il problema per lui è, semmai, di segno opposto: l'amministratore non riesce a raccogliere tutti i soldi ed egli perde il lavoro.
Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea, l'amministratore, senza bisogno di autorizzazione, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi.
Nel caso in cui non abbia proceduto o, nonostante esecuzione, non sia riuscito ad entrare in possesso di tutti i denari, i creditori potranno azionare il decreto ingiuntivo contro il condominio, ma non potranno agire esecutivamente nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l'escussione dei morosi. Sarebbe quindi contrario a legge il comportamento dell'amministratore che utilizza i denari di coloro che hanno già pagato (magari per una eccedenza nel preventivo) per saldare in toto le fatture pervenute.
Sarebbe inoltre nulla, in quanto contraria alla legge, la delibera che autorizza l'amministratore a chiedere un ulteriore esborso per far fronte a carenze di denaro. Questo significa che le fatture dovranno essere pagate in proporzione a quanto già raccolto.
Nel momento in cui i morosi siano stati preventivamente escussi senza successo, diventando a questo punto obbligati al pagamento gli altri condomini, l'amministratore potrà richiedere un ulteriore esborso per sanare il debito.
Fonte : Case24Plus

Locazione: Uipi, garantire al proprietario il possesso del bene

Locazione: Uipi, garantire al proprietario il possesso del bene

venerdì 28 giugno 2013
                   
Avviato progetto di studio sul mercato degli affitti in Europa
Temlaw project è un progetto di indagine volto ad analizzare le politiche abitative e la locazione in Europa, avviato dalla Commissione europea. L’obiettivo di questa iniziativa è di esplorare, analizzare e confrontare la locazione privata del vecchio continente, a partire dagli elementi indicati come priorità fondamentali nel Programma di Stoccolma. Tra questi, come spiega il periodico Confedilizia Notizie, vi è il rispetto di tutti i diritti, tra cui anche quello di proprietà.
L’Union Internationale de la Propriété Immobilière, l’associazione internazionale che dal 1923 difende i diritti dei proprietari immobiliari, ritiene che nella locazione sia essenziale avere un equilibrio tra i diritti e i doveri di proprietario e conduttore e che sia rilevante per il proprietario la garanzia di poter tornare in possesso del proprio bene. Secondo Confedilizia, ciò porterebbe all’introduzione nel mercato delle locazioni di un considerevole numero di immobili che garantirebbero una migliore qualità degli alloggi e canoni ridotti.

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