sabato 6 aprile 2013

35 mq a Manhattan


35 mq a Manhattan

A London Terrace, grande complesso residenziale di New York, realizzato nel 1929, uno stylist australiano trova la propria giusta dimensione. 

Nella più piccola abitazione della sua vita 

FOTO: 1/11
L’ambiente principale, in cui convivono LIVING  E ZONA NOTTE; la porta conduce  al piccolo studio e al bagno
on manca niente: il living, la camera da letto, la cucina e perfino lo studio, tutto in soli 35 metri quadrati. Eppure l’impressione, entrando, è quella di uno spazio ampio, pieno di mobili e oggetti estrosi. A far apparire tutto più dilatato sono gli espedienti escogitati da Marcus Hay, stylist e art director australiano, che ha sfidato se stesso per riuscire a trovare posto alle sue innumerevoli collezioni.
Con spirito ironico ha creato finzioni ed effetti illusionistici giocando anche con il fuori scala, come per la coppia di porte in legno che simulano l’ingresso di una stanza. Abituato a case molto grandi, ma che affacciavano su altre finestre e stretti vicoli, è stato spinto a prendere in affitto questo mini appartamento dalla vista panoramica che offre sulla città..
Quando Marcus ha visitato l’abitazione per la prima volta, i muri erano dipinti a metà, e la cucina parzialmente smontata, così il suo primo intervento è stato proprio sulle pareti. Non amando l’effetto del “tutto bianco”, ha scelto una palette di grigi e blu dai toni polvere. Poi ha rivoluzionato l’uso delle stanze, trasformando lo spazio principale in un ambiente polifunzionale dove living, pranzo e zona notte con letto a vista convivono piacevolmente. E ha preferito dedicare allo studio l’unica camera separata. Perché a Manhattan, come altrove peraltro, l’importante non è la dimensione della casa, ma l’originalità del progetto e delle soluzioni.
Testi di Elena Papa. Foto di Jonny Valiant/Tripod/Photofoyer

02 aprile 2013
Fonte : BravaCasa

la bce non cambia i tassi: la rata del mutuo ancora al minimo


la bce non cambia i tassi: la rata del mutuo ancora al minimo 

venerdì, 5 aprile, 2013 

per chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile negli anni scorsi sono tempi d'oro. il costo del denaro è infatti al minimo e l'euribor, il principale indicatore per determinare l'importo della rata, non si smuove dai livelli ben al di sotto dell'inflazione. mario draghi, presidente della bce, ha inoltre annunciato che i tassi restano così come sono. buone notizie, ma non per tutti
il consiglio direttivo della banca centrale europea ha scelto la prudenza. i tassi di interesse restano dunque fermi allo 0,75%, como del resto la maggior parte degli analisti immaginavano
questa decisione, che come abbiamo visto permette ai mutuatari di mantenere al ribasso la ratadel mutuo, è però indice della debolezza dell'economia. sebbene, secondo le parole di draghi, rispetto alla scorsa estate i mercati finanziari europei godono di una migliore salute, la discesa della domanda globale allunga le prospettive di recessione 
i mutui a tasso variabile, che nella stragrande maggioranza dei casi funzionano secondo il piano di ammortamento alla francese, consentono in questo momento a molte famiglie di tirare un sospiro di sollievo e risparmiare centinaia di euro all'anno
Link per video conferenza 
http://www.idealista.it/news/archivio/2013/04/04/075825-bce-non-cambia-i-tassi-rata-mutuo-ancora-minimo-video?content=2102724&idx=1
Fonte : Idealista.it

la tares diventa una seconda imu: come funziona


la tares diventa una seconda imu: come funziona

venerdì, 5 aprile, 2013 
foto: tranquillity (morguefile.com cc)
foto: tranquillity (morguefile.com cc)
sembra che la casa stia diventando il tiro al bersaglio del fisco italiano. dopo l'introduzione dell'imu nel 2012, che ha contribuito a far passare le voglie immobiliari del paese, è confermato l'arrivo della tares nel 2013. la nuova tassa rifiuti porterà alcune sorprese, a cominciare da forti rincari, tanto che c'è già chi la definisce una seconda patrimoniale sulla casa
per prima cosa il nome: sappiamo che in italia per una nuova tassa, specie se dolorosa, si deve inventare un nome. abbiamo avuto così le una tantum o le addizionali varie. ma ci sono anche le metamorfosi, come fu il caso dell'ici, che diventò imu, o della tarsu, tia in alcune zone d'italia, che diventarà a livello nazionale tares (tributo sui rifiuti e sui servizi)
esattamente come nel caso dell'imu - gli importi pagati si dividevano in una quota comune e una quota stato - anche la tares verserà il suo contributo allo stato. la tassa, che dovrebbe servire per la raccolta rifiuti dei comuni, servirà quindi per inserire un'altra patrimoniale di fatto sulla proprietà immobiliare
come? generando una mescolanza tra tasse e imposte
se una tassa è infatti il corrispettivo di un servizio, in questo caso la gestione e il trattamento dei rifiuti, un'imposta serve per finanziare in modo indistinto le attività dello stato o degli enti locali. l'iva, per esempio, è un'imposta. ebbene, la tares, così è stata configurata, inserirà una quota destinata ai servizi indivisibili dei comuni, come le spese per l'illuminazione, la polizia municipale e i dipendenti comunali
come si calcolerà
sebbene manchi ancora il regolamento finale, e qualche sorpresa è ancora possibile, la tares sarà basata sia sulle dimensioni degli immobili, sia sui componenti del nucleo familiare. oltre al fatto che questa volta lo stato non aggiungerà un euro - prima infatti le tasse rifiuti non coprivano il 100% del servizio - si aggiungono 30 centesimi per mq per le spese indivisibili del comune. i soliti comuni indebitati fino al collo, inoltre, potranno elevare questa quota fino a 40 centesimi. gli aumenti saranno compresi tra il 20 e il 40%
commercianti e aziende
visto che l'economia è in crisi, come nel caso dell'imu sui fabbricati industriali si è deciso di gravare maggiormente le attività commerciali! secondo le stime di confcommercio la tares costerà il 60% in più in media, con rincari del 550% sui ristoranti e del 370% sui bar
quando si pagherà
il rincaro avverrà a dicembre, in concomitanza con la seconda rata imu. non è difficile prevedere il magro natale che ci attende
articolo visto in corriere.it
Fonte : idealista.it

Agenti immobiliari: andate a casa!


Agenti immobiliari: andate a casa!

venerdì 5 aprile 2013
L'editoriale di Guglielmo Pelliccioli



Letto così,a prima vista, sembra un invito al licenziamento collettivo della categoria degli agenti immobiliari. Quasi un invito perentorio a cambiare mestiere.
In realtà, e ci scusiamo con i lettori, è una di quelle affermazioni che la lingua italiana presenta spesso in cui si afferma un concetto che è in antitesi con quanto viene percepito. “Agenti immobiliari: andate a casa” finisce così per avere due valenze, due specie di vite parallele, due inviti diametralmente opposti. Detto del primo significato, quell’andate a casa è invece una sollecitazione a recarsi presso le case di cui prendono il mandato a sincerarsi personalmente delle condizioni in cui versano. Solo l’occhio esperto dell’agente sarà in grado di valutare le possibilità di vendita dell’appartamento e il prezzo più utile da chiedere. Ma non solo. Ormai chi vende casa deve porla sul mercato in ordine, pulita, con le certificazioni possibilmente di più alto standard, senza problematiche legali e in regola con le rate del mutuo o le spese condominiali. Quando le grandi società immobiliari comprano un immobile di grandi dimensioni fanno una ‘due diligence’: verificano cioè le condizioni tecniche, amministrative e legali del bene. Da questo esame giudicano la convenienza o meno a trattare l’immobile e lo sconto da chiedere al venditore in funzione delle carenze riscontrate.
Purtroppo tutto ciò non succede per le abitazioni residenziali. Né il venditore né il compratore si preoccupano di dare una corretta valutazione al bene in base alla sua funzionalità, efficienza, fruibilità. Al massimo si guarda l’età dell’immobile. Mi fanno ridere (o piangere) quei listini prezzi in cui si differenziano i prezzi delle case secondo tre categorie: nuove o recenti, usate, vecchie. Come se una casa nuova di 5 anni valesse più di una di 30 anni, così, per deduzione. Come se gli interventi di manutenzione non fossero in grado di valorizzare un vecchio immobile a scapito di uno meno recente ma in pessimo stato di conservazione. O, sempre per parlare di età di costruzione, un bel palazzo degli anni 30 non abbia una fascino maggiore di certe palazzine anni 50.
Quindi, agenti immobiliari: andate a casa! Visitate gli immobili di cui ricevete il mandato. Discutete con i proprietari e invitateli a non vendere la casa nello stato (pessimo) in cui si trova ma a metterla sul mercato solo dopo che sarà resa presentabile: così facendo le spese sostenute saranno abbondantemente recuperate dalla rivalutazione del bene che verrà monetizzato all’atto delle cessione. Tutto questo processo può avvenire solo se l’agente entra in quella casa, ne valuta la struttura, ne respira l’aria, ne coglie l’atmosfera. E dopo questa visita suggerisce al proprietario gli interventi da approntare per aumentarne il valore e, di conseguenza, il prezzo. Viceversa, di fronte ad un diniego dello stesso, l’agente dovrà con estrema professionalità rappresentare quale sarà il prezzo adeguato, ‘di mercato’ di quell’immobile. Probabilmente deludendo le aspettative del proprietario. Ma il dovere dell’intermediario è essere realista e creare le condizioni perché la compravendita possa avvenire e, quindi, il suo lavoro essere remunerato. Assecondare il proprietario nel proporre l’appartamento ad un prezzo chiaramente fuori standard significa, per il professionista, svolgere male la sua funzione di consulente e, soprattutto, perdere del tempo senza incassare nulla. Il rischio diventerebbe allora che la nostra frase iniziale, “Agenti immobiliari: andate a casa”, assuma il significato che non volevamo dargli.
Fonte : Quotidianocasa.it
A cura di 

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venerdì 5 aprile 2013

Edilizia residenziale, aumentano i costi di costruzione


Edilizia residenziale, aumentano i costi di costruzione

Istat: a incidere maggiormente sugli aumenti del 2013 sono i costi dei materiali e della manodopera


05/04/2013 - Sono in aumento i costi di costruzione di un fabbricato residenziale. Lo comunica l’Istat, Istituto nazionale di statistica, che in uno studio diffuso nei giorni scorsi ha comparato la situazione dello scorso anno con i primi mesi del 2013.
Edilizia residenziale, aumentano i costi di costruzione

Secondo l’Istat, a gennaio l’aumento si attesta allo 0,3% rispetto a dicembre 2012 e all’1% rispetto a gennaio 2012.

Gli aumenti sono provocati soprattutto dall’incremento dei costi dei materiali e della manodopera. Rispetto a dicembre il costo della mano d’opera  è infatti salito di 0,5 punti percentuali, mentre quello dei materiali di 0,4 punti. Trasporti e noli sono invece saliti dello 0,3%.

Rispetto all’anno scorso, il costo della Manodopera aumenta dello 0,9%, quello dei Materiali dell’1,0%, quello dei Trasporti del 2,5% e quello dei Noli del 3,6%.

Nell’ambito dei materiali, gli aumenti congiunturali maggiori riguardano gli impianti di riscaldamento con un +2,6%, ma anche il materiale e le apparecchiature elettriche con un +1,8%.

In termini tendenziali, gli incrementi più ampi si registrano per le impermeabilizzazioni e l’isolamento termico, con un aumento del 6%. I costi per la realizzazione degli impianti di riscaldamento salgono invece di 5 punti percentuali.

In controtendenza si posizionano i metalli, i cui costi scendono del 4,9%.
Fonte : Edilportale.com








Niente mutuo? Faccio il leasing immobiliare


Niente mutuo? Faccio il leasing immobiliare

Abbiamo sentito dire tantissime volte che ottenere un mutuo in Italia è sempre più difficile e, come avevano anticipato alcuni analisti, dopo che l’agenzia di rating internazionale Fitch ha declassato l’economia italiana portandola dal livello A- a quelloBBB+,  lo spread che indica il rapporto fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è tornato a salire spingendo in alto anche le condizioni imposte dagli Istituti di Credito per la concessione dei finanziamenti che, inutile precisarlo, ha causato come effetto immediato un’ulteriore stretta ai cordoni della borsa delle Banche.
Gli italiani devono quindi rinunciare a comprare casa? Tutt’altro. Possono fare di necessità virtù e scoprire, o riscoprire, uno tipo di finanziamento fino ad oggi poco noto e poco utilizzato: il leasing immobiliare. A puntare i riflettori su questo strumento è stato, sul sito LinkedIn, un gruppo di consulenti finanziari indipendenti che hanno anche stilato un elenco alquanto preciso di costi e vantaggi, analizzati anche dalla testata online SoldiWeb.
In primis, se i mutui tradizionali ormai non vengono concessi se non per la metà del valore dell’immobile, il leasing immobiliare consente di finanziare anche il 100% del costo della casa che si vuole acquistare e, come avveniva anche per i mutui ormai molti anni fa, nella cifra richiesta si possono inserire persino i costi legati all’arredamento. Il leasing immobiliare, peraltro, non prevede alcun tipo di ipoteca e questo annulla la necessità di registrare l’atto dal notaio e di sostenere i relativi costi. 
Se si guarda poi al lato fiscale i vantaggi continuano. Con il leasing immobiliare la rendita derivante dalla casa non viene considerata per il calcolo del reddito imponibile; differentemente da quello che accade per i mutui, le società che concedono il finanziamento di leasing detraggono i costi dell’IVA che, quindi, non vanno a gravare sul costo finale della casa.
Attenzione però, anche il leasing ha le sue regole. Come prima cosa non si possono detrarre dalla dichiarazione dei redditi i canoni corrisposti alle società che concedono il finanziamento e se è vero che si può comunque scegliere, come avviene per i normali mutui, di avere rate calcolate su tasso fissovariabile e perfino ad importo costante, crescente e o decrescente, la concessione è subordinata spesso alla fideiussione e, sempre, all’accensione contestuale di alcune polizze assicurative; fra tutte quella vita e quella che tutela da danni all’immobile oggetto del finanziamento.
Fonte : Immobiliare.it

Gli affitti in nero non sono solo cose da studenti


Gli affitti in nero non sono solo cose da studenti

Credits immagine: Controcampus.it
Chiunque abbia studiato in una città diversa da quella in cui è nato o viva in un’area soggetta a grandi flussi di immigrazione straniera non si sarà certo stupito nel sentire le dichiarazioni fatte dal Sunia in questi giorni. Secondo delle stime fatte dal Sindacato Nazionale Unitario degli Inquilini e Assegnatari, concentrate peraltro sulla sola provincia di Firenze, circa il 40% degli affitti di questa area non è registrato in alcun modo; in sintesi è un affitto in nero.
Al di là della facile condanna morale della malsana abitudine di molti piccoli (o grandi) proprietari, il danno economico allo Stato e a tutti coloro che pagano le tasse è notevole. Sempre stando ai calcoli fatti dal Sunia, l’evasione fiscale proveniente dalle locazioni fatte senza alcuna regola nella sola provincia fiorentina è pari ad un milione ed ottocentomila euro.
Le prime vittime di contratti non registrati, scritture private di dubbia validità, pagamenti richiesti solo in contanti o finti contratti dove la cifra registrata è più vicina al costo di un pacchetto di caramelle che a quello di un affitto sono ovviamente gli studenti universitari, ma visto che come Immobiliare.it ha recentemente scoperto in una delle sue periodiche indagini sul settore, il 2012 è stato l’anno in cui le coabitazioni fra lavoratori sono diventate percentualmente più di quelle fra studenti, anche chi ha da tempo finito l’università è entrato a pieno titolo nel gorgo degli affitti in nero. Stessa sorte per gli immigrati provenienti da altre nazioni e, da ultimo, anche molte famiglie italiane in difficoltà che, in questo modo, convinti di risparmiare si espongono in realtà a rischi maggiori.
Fonte : Immobiliare.it

Agenti immobiliari: da maggio si cambia


Agenti immobiliari: da maggio si cambia

1 apr 2013, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Agenzie Legislazione Mercato immobiliare Primo piano 
Novità in vista per gli agenti immobiliari: dal 14 maggio entrerà in vigore il nuovo regime di norme che occorrerà rispettare per esercitare la professione di agente immobiliare. Vediamo, nel dettaglio, cosa cambia e in quali tempi occorrerà adeguarsi per evitare di incappare in problemi.

Patentino dal 14 maggio

Tra un mese e mezzo scattano le novità: soppresso il Ruolo provinciale degli Agenti di Affari in Mediazione, ogni agente immobiliare che lavora in proprio ed ogni titolare di agenzia immobiliare dovrà presentare entro il 14 maggio prossimo la domanda di iscrizione al Rea (Repertorio Economico Amministrativo), il registro delle imprese presso la Camera di commercio della Provincia di riferimento.
Compilando online il modello per la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) – l’autocertificazione che permette alle imprese di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva senza dover più aspettare i tempi e le verifiche preliminari degli enti competenti – gli iscritti al vecchio Ruolo verranno trasferiti automaticamente nel nuovo registro, mentre quelli che non lo faranno verranno entro il termine prefissato non potranno più esercitare la professione di agente immobiliare.  Anche se i tempi stringono,sono in pochissimi i professionisti del settore real estate ad essersi già messi in regola: secondo stime divulgate dal Sole 24ORE la percentuale non supera il 10% del totale. Solo a loro, per ora, spetta quindi il patentino di agente accreditato.

Un processo lento e complicato

Ma perché questo ritardo? Molto è dipeso dalla diversa interpretazione data dalle singole Camere di Commercio provinciali. Il regolamento ufficiale, ad esempio, prevede che il titolare dell’agenzia immobiliare (o comunque la persona incaricata alla procedura di iscrizione presso il Rea) indichi numero, nome e qualifica degli agenti che lavorano presso l’agenzia. Questa procedura si complica se in agenzia vi sono contratti di collaborazione: alcune Camere di Commercio non permettono che il titolare di una impresa individuale sia poi anche il rappresentante legale di un’altra agenzia. Cosa che, in realtà, accade spesso, soprattutto se si lavora in più città. Il sistema, in quei casi, si blocca in maniera automatica e non permette la registrazione. Stessa cosa accade se l’agente immobiliare è anche amministratore di condominio: in alcuni casi la doppia attività è incompatibile per la Camera di commercio di riferimento.
Questi disguidi interpretativi si aggiungono alle difficoltà “pratiche”, legate al malfunzionamento del software o alla corretta compilazione di tutto il form. Evidentemente, si tratta di problemi banali, che però rischiano di congelare la situazione e di far sì, che alla fatidica data del 14 maggio, gli agenti immobiliari non siano pronti al nuovo corso burocratico. A questo proposito, tuttavia, Fiaip è corso a dichiarare che, anche se di dovesse sforare la data imposta in partenza, gli agenti inadempienti non perderanno certo i requisiti professionali acquisiti nel tempo, né dovranno rifare l’esame di abilitazione.

A Milano si prova a recuperare il tempo perduto

Con l’approssimarsi della data di scadenza la Camera di Commercio di Milano ha annunciato di essere disposta ad accettare anche versioni “semplificate” delle pratiche necessarie per la messa in regola, pur di evitare che, al momento dei controlli, scoppi il caos tra gli agenti immobiliari non in regola. Questo perché a Milano, e in tutta la Lombardia, le agenzie in regole sono pochissime. Troppo difficile, troppo impegnativa la compilazione di tutta la documentazione necessaria. Fattore che si aggiunge al fatto che, forse, non tutti gli agenti immobiliari hanno davvero capito che questo aggiornamento è obbligatorio e sicuramente vincolante.
Fonte : Immobiliare.it

mercoledì 3 aprile 2013

Mutui: in Italia si paga di più


Mutui: in Italia si paga di più

I mutui italiani sono sensibilmente più cari di quelli negli altri paesi europei: è questo il risultato di un’indagine condotta da Adusbef-Federconsumatori che ha rielaborato i dati forniti dalla Banca centrale europea e dalla Banca d’Italia.
Secondo le rielaborazioni Adusbef-Federconsumatori, a dicembre 2012 il differenziale tra i tassi applicati dagli istituti bancari italiani e quelli applicati dagli istituti bancari degli altri paesi europei ha raggiunto i 119 punti base, contro i 67 punti base rilevati a novembre 2011 e i 49 punti base rilevati a novembre 2010. La base su cui vengono calcolati i tassi è comune a tutti i paesi europei (Euribor per i tassi variabili e Eurirs per i fissi), di conseguenza il differenziale è causato dallo spread, ossia dal guadagno delle banche: in Italia esso raggiunge valori molto più alti rispetto agli altri paesi europei.
A livello pratico, il differenziale sui tassi implica che un mutuatario italiano paghi una rata mensile di 515 Euro (tasso del 4,64%) per un mutuo di 100.000 Euro a 30 anni, contro i 446 Euro (tasso del 3,45%) pagati da un mutuatario appartenente a un qualsiasi altro paese europeo. Ciò significa una differenza mensile di 69 Euro, che si traduce in una differenza annuale di 828 Euro e in una differenza sui 30 anni di 24.840 Euro.
Pubblicato il 4/3/2013 - a cura di Valeria Crescenzi
Fonte :  MutuiSupermarket 


Condominio, il creditore può rivalersi sui singoli proprietari


Condominio, il creditore può rivalersi sui singoli proprietari

Cassazione: azione limitata alle quote, con la riforma chi è in regola paga dopo i morosi

 

03/04/2013 - Se un soggetto vanta un credito nei confronti del condominio può rivalersi nei confronti del singolo condomino, ma solo in proporzione della quota di proprietà da questi detenuta. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza 4238/2013.
Condominio, il creditore può rivalersi sui singoli proprietari

Nel caso esaminato dalla Cassazione, il condominio era stato condannato a pagare i danni provocati dalle infiltrazioni nel magazzino, di cui due condomini erano comproprietari.

Nella sua decisione, la Cassazione ha affermato il principio della responsabilità parziale. Convalidando l’orientamento del Tribunale ordinario, che a sua volta si era rifatto a quanto espresso nel 2008 in un’altra sentenza della Cassazione, ha stabilito che gli importi del debito devono essere suddivisi tra i condomini in base alle loro quote.

Prima del 2008 era maggiormente in voga il principio della responsabilità solidale, in base al quale anche i condomini in regola con i pagamenti potevano essere chiamati a pagare per i debiti altrui e solo in un secondo momento avevano la possibilità di inoltrare un’azione per il rimborso.

La situazione con molta probabilità cambierà ulteriormente con l’entrata in vigore della riforma del condominio, Legge 220/2012. Dal 18 giugno, infatti, i creditori dovranno prima tentare di far pagare i condomini morosi e solo in un secondo momento potranno rivolgersi a quelli in regola con i pagamenti.
Fonte : Edilportale.com

Tares, interscambio dei dati catastali fra Entrate e Comuni


Tares, interscambio dei dati catastali fra Entrate e Comuni

Ma la nuova tassa comunale sui rifiuti e sui servizi potrebbe slittare a gennaio 2014


03/04/2013 - Con il provvedimento 39724/2013, l’Agenzia delle Entrate ha definito le procedure di interscambio tra i Comuni e la stessa Agenzia, dei dati relativi alla superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte in catasto e corredate di planimetria.
Tares, interscambio dei dati catastali fra Entrate e Comuni

Il provvedimento illustra tempi e modalità di interscambio tra l’Amministrazione finanziaria e i Comuni dei dati catastali ai fini dell’accertamento della Tares, il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi istituito dall’articolo 14, comma 1, del DL 201/2011. Tali dati sono determinati scorporando dalla superficie catastale, per le sole destinazioni abitative, quella relativa a balconi, terrazzi e aree scoperte pertinenziali e accessorie, comunicanti o non comunicanti.

Il tracciato per l’interscambio dei dati di superficie ai fini della Tares - spiega l’Agenzia - è stato predisposto sulla base di quello già in uso per l’applicazione della Tarsu. Infatti, in entrambe le tipologie di interscambio sono presenti, per ciascuna unità immobiliare, tra gli altri, i seguenti dati: identificativo catastale, intestatari catastali e indirizzo presente nella banca dati.

Naturalmente, nel caso in cui i Comuni riscontrassero scostamenti significativi della superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria rispetto ai dati in loro possesso - aggiunge l’Agenzia -, possono segnalare all’Agenzia le eventuali incongruenze.

Come già previsto per la Tarsu, la chiave primaria di ricerca rimane l’identificativo catastale dell’immobile, a cui si affianca l’indirizzo, che può essere utilizzato come chiave secondaria di ricerca, e che costituisce una vera e propriacarta d’identità dell’immobile.

Nella comunicazione dei dati ai fini della Tares, viene fornito un codice univoco nazionale per tutti i toponimi che risultano presenti nello stradario comunale e la data di certificazione, se il toponimo risulta certificato.

Per la comunicazione dei dati vengono utilizzate le piattaforme informatiche, denominate “Portale per i Comuni” e “Sistema di Interscambio”. Le regole per l’interscambio saranno pubblicate entro il 15 aprile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nell’area relativa alle attività di competenza dell’ex Agenzia del Territorio, all’indirizzo http://www.agenziaterritorio.it/site.php?id=6255. Successivamente, verrà comunicata la data di attivazione del servizio mediante pubblicizzazione sul sito internet dell’Agenzia.


La Tares, possibile rinvio
Secondo il DL 201/2011, la Tares dovrebbe scattare da luglio 2013, incrementando il prelievo fiscale del 36% rispetto alle vecchie Tarsu e Tia del 2012, per un totale di quasi 2 miliardi di euro rispetto al 2012. Uno studio della Uil servizio politiche territoriali ha stimato che la nuova tassa costerà in media 305 euro contro i 218 euro medi dell’Imu pagata nel 2012 per la stessa abitazione.

Per questo motivo, il Governo, incalzato da Anci, sindacati e Partito Democratico, potrebbe decidere in questi giorni di rinviare la Tares al 2014. Un primo tentativo è stato fatto nel Consiglio dei Ministri del 27 marzo scorso, dove il provvedimento di rinvio è arrivato “fuori sacco”, ma il Governo non lo ha approvato, rimandando la questione alla  prossima seduta.
Fonte : Edilportale.com

Spese condominiali: un pesante fardello in tempo di crisi


Spese condominiali: un pesante fardello in tempo di crisi

mercoledì 3 aprile 2013
Anche a Bergamo aumentano i morosi. Anaci: attenzione alle società
Con la crisi sono sempre di più coloro che non riescono pagare le spese condominiali. I proprietari di casa più morosi, spiegano gli esperti, appartengono alle fasce deboli e normalmente vivono in appartamenti di fascia altrettanto bassa. E non si tratta solo di immigrati. Gli edifici classificati nelle fasce basse, scrive infatti L’Eco di Bergamo, non sono gli unici dove si verificano episodi di mancati pagamenti: sono sempre più colpiti anche gli appartamenti che ospitano sedi di società. Agostino Manzoni, presidente di Anaci Bergamo (sezione provinciale dell’associazione nazionale degli amministratori condominiali) spiega al quotidiano che in questo momento bisogna prestare particolare attenzione agli immobili intestati a società in quanto sono molte quelle che stanno fallendo o sono in concordato fallimentare, condizioni che alimentano il rischio di mancato pagamento delle spese condominiali.
A Cura della Redazione di Quotidianocasa.it

Mercato box e posti auto: compravendite in calo in tutta Italia


Mercato box e posti auto: compravendite in calo in tutta Italia

mercoledì 3 aprile 2013

Suv e maxi scooter spingono la domanda verso i garage di grandi dimensioni. Prezzi e canoni in discesa salvo che nei centri storici
Stretto fra la crisi del mattone e il forte calo delle immatricolazioni, ilmercato di box e garage ha registrato un calo delle compravendite in linea con quello abitativo: nell’ultimo anno infatti le transazioni sono scese del 25,4% a livello nazionale. La maglia nera delle compravendite la conquista il Veneto con 4 Provincie fra le peggiori di Italia: infatti Treviso, Padova, Vicenza e Verona hanno chiuso il 2012 con dei cali medi negli scambi compresi fra il 28,0% ed il 30,0%. In controtendenza il Sud che fa registrare cali minori come ad esempio la provincia di Salerno (-7,8%) e Napoli (-10,8%). Per quanto riguarda il primo trimestre 2013, sul fronte dei prezzi di vendita, rispetto allo stesso periodo del 2012, nelle grandi città si è registrata una leggera discesa dei valori delle aree semicentrali e periferiche (in un range fra il -2,5% ed il -4,5%) e una assoluta stabilità delle aree centrali e di maggior pregio, vista la scarsità di offerta rispetto alle altre zone.
In questo contesto di mercato, si afferma sempre più la tendenza alla condivisione degli spazi destinati ad auto o scooter (box sharing). Infatti da un lato i proprietari affittando a più utenti riescono a capitalizzare maggiormente il loro investimento, incassando un canone globale superiore del 10,0%-20,0% rispetto a quello di mercato; dall’altro, i proprietari di auto o scooter riescono a risparmiare sui canoni, grazie alla condivisione. Ma la domanda si muove anche verso soluzioni che garantiscono una migliore soddisfazione dei propri bisogni: è questo il caso del box doppio, ovvero del garage superiore ai 20 mq, che registra un trend in crescita, motivato dal tipo di offerta attualmente presente nelle grandi città italiane. Gli spazi dedicati al parcheggio risalgono principalmente agli anni ’70 o antecedenti, quando le famiglie possedevano solitamente una sola autovettura e di dimensioni profondamente differenti rispetto a quelle delle autovetture odierne. Oggi oltre alle piccole city car, esistono tutta una serie di auto (SUV, crossover o station wagon) che richiedono spazi di maggiori dimensioni.
prezzi di acquisto per i box doppi a Roma e Milano, in zone di assoluto pregio, superano in media i 100.000 euro. Nella capitale, ad esempio, le vie attigue a Via Condotti o Piazza Navona offrono box anche a 240.000 €, mentre nella metropoli milanese si arriva a 160.000 € per un garage di 24 mq. in zona Brera o nel Quadrilatero. Altre città italiane come Napoli, Genova e Bologna si attestano intorno ai 90.000 €, una cifra comunque alta dovuta ad un’offerta meno sviluppata.
“Il posto auto coperto è sicuramente visto come una esigenza per buona parte degli abitanti delle grandi città, dove trovare parcheggio è sempre più difficile, soprattutto in quelle aree dove oltre al traffico diurno, la presenza di locali e ristoranti la sera acuisce il problema per i residenti,” afferma Daniele Mancini, AD di Casa.it. “La condivisione degli spazi e la relativa divisione delle spese sono in questo periodo una soluzione intelligente che viene ben accettata dai proprietari che vedono così il loro investimento non perdere di redditività”
Fonte : Quotidianocasa.it

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